Natura morta con vaso di fiori, Scuola piemontese, XX secolo

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Scuola piemontese, XX secolo Natura morta con vaso di fiori Olio su tela, 47 × 60 cm Cornice: 72 × 62 cm

Scuola piemontese, XX secolo
Natura morta con vaso di fiori
Olio su tela, 47 × 60 cm
Cornice: 72 × 62 cm

Raffinata natura morta floreale appartenente alla scuola piemontese del XX secolo, eseguita a olio su tela e caratterizzata da una composizione ricca e scenografica, nella quale il bouquet occupa quasi interamente lo spazio pittorico, emergendo da uno sfondo scuro che ne esalta la luminosità e la brillantezza cromatica.

La qualità della stesura, l’impasto pittorico e la resa vibrante delle corolle richiamano la produzione di Francesco Bosso (Vercelli, 1864 – Torino, 1933), pittore piemontese specializzato nelle nature morte floreali, del quale l’opera costituisce un interessante riferimento stilistico. Pur essendo il dipinto privo di firma, numerosi elementi – dalla costruzione del mazzo alla tavolozza brillante, fino alla pennellata libera e materica – risultano coerenti con la sua maniera sviluppata su un linguaggio personale fondato su un sapiente equilibrio tra naturalismo e libertà esecutiva.

Il bouquet è impostato secondo una composizione apparentemente spontanea ma attentamente equilibrata, nella quale le masse floreali si sviluppano con movimento naturale, creando un raffinato gioco di luci, ombre e trasparenze.

La composizione riunisce diverse specie ornamentali, rappresentate secondo la tradizione della pittura floreale europea.
Sono riconoscibili: le peonie (Paeonia lactiflora), protagoniste della composizione, simbolo di prosperità, nobiltà e fortuna; le rose dai petali morbidi e aperti, tradizionale emblema della bellezza e della fugacità della vita; piccoli non-ti-scordar-di-me (Myosotis sylvatica), che introducono vivaci accenti azzurri; anemoni e ranuncoli, riconoscibili per le corolle leggere e mosse; numerosi boccioli, foglie e ramificazioni ornamentali che conferiscono profondità e naturalezza all’insieme.
Come nella migliore tradizione delle nature morte floreali, il pittore riunisce specie appartenenti a differenti periodi di fioritura, creando una composizione ideale più che botanicamente realistica.

L’opera trova convincenti confronti con la produzione di Francesco Bosso per la ricchezza cromatica;
la resa luministica delle corolle; le composizioni monumentali ma equilibrate; il gusto decorativo di ascendenza seicentesca reinterpretato in chiave moderna.

Il presente dipinto, pur privo di firma, presenta numerose affinità con questa produzione e può essere collocato nell’ambito della pittura floreale piemontese del XX secolo, riconducibile alla stretta cerchia e alla cultura figurativa di Francesco Bosso.

L’opera è conservata in buono stato generale e viene presentata entro una elegante cornice in legno impiallacciato con radica, coeva, che ne valorizza l’impatto decorativo.

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